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Cosa mangiare a Piacenza e in Val Trebbia

  • 23 apr
  • Tempo di lettura: 5 min
Se ti stai chiedendo cosa mangiare a Piacenza e in Val Trebbia, sappi che sei in uno dei territori più ricchi di tradizione gastronomica dell’Emilia-Romagna.Tra salumi DOP, primi piatti di pasta fresca, secondi di carne dal carattere deciso e dolci di casa, la cucina piacentina racconta la storia di una provincia di confine, legata alla terra e alle sue valli.


Cosa mangiare a Piacenza: antipasti e salumi DOP


Il modo più naturale per iniziare un pasto tipico a Piacenza è un tagliere di salumi, vero biglietto da visita del territorio.

La provincia è l’unica in Italia a produrre ben tre salumi DOP riconosciuti a livello europeo: Coppa Piacentina DOP, Pancetta Piacentina DOP e Salame Piacentino DOP, che si distinguono per dolcezza, profumo e una stagionatura attenta.


Accanto ai DOP, spesso compaiono in tavola anche altri prodotti della norcineria locale, come la mariola, il salame gentile, i ciccioli e la pistà ad grass, un battuto di lardo, aglio e prezzemolo che insaporisce crostini e piatti di pasta.


Nelle valli del Trebbia, del Nure e della Tidone, l’antipasto può essere accompagnato da specialità fritte come la burtlëina, il batarö o il chisulén, focaccine e frittelle ideali da gustare con salumi e formaggi.



Primi piatti tipici piacentini: pisarei, tortelli, anolini


Tra i piatti tipici piacentini, i pisarei e fasö sono forse il simbolo più conosciuto: piccoli gnocchetti di pane e farina cotti e conditi con un sugo ricco di fagioli e pomodoro.

Nati come piatto povero di recupero del pane raffermo, oggi sono una presenza fissa nei menù di trattorie e ristoranti tradizionali della città e della provincia.


I tortelli con la coda sono un’altra icona della cucina piacentina: pasta fresca ripiena di ricotta ed erbette (o spinaci), chiusa con la caratteristica forma a “coda”, servita di solito con burro e salvia.


Gli anolini in brodo (anvéin) sono invece il grande piatto delle feste, soprattutto del Natale: piccoli scrigni di pasta ripieni di carne o di formaggio (se ci si sposta verso il parmense), serviti in un brodo ricco, spesso “in terza”, ottenuto da diversi tipi di carne.



Cosa mangiare in Val Trebbia: primi piatti di Bobbio e dell’alta valle


Quando ci si sposta verso la Val Trebbia e il territorio bobbiese, la domanda “cosa mangiare in Val Trebbia” trova risposta in alcuni primi piatti molto caratteristici.


I maccheroni alla bobbiese (maccheroni con l’ago) sono una pasta forata a mano con un ferro da calza, condita tradizionalmente con sugo di stracotto: un piatto corposo, perfetto dopo una giornata tra borghi e sentieri.


Tipicissimi dell’alta Val Trebbia sono i Pinoli bobbiesi (pìn): gnocchetti a base di patate, ricotta, erbette e farina, dalla forma affusolata che ricorda quella di un pinolo.

Contrariamente a quanto il nome potrebbe suggerire, non sono un dolce ma un primo piatto vero e proprio, servito con sughi saporiti, in particolare a base di funghi o di carne, e legato profondamente alla tradizione di Bobbio.



Piatti unici e primi delle feste: bomba di riso e altri classici


Tra le specialità di territorio spicca la bomba di riso alla piacentina (bomba ad ris), un timballo di riso ripieno di carne (spesso piccione) e funghi, cotto al forno fino a ottenere una crosta dorata e croccante.

Nata come piatto delle grandi occasioni e legata in alcune zone del Piacentino alle festività di agosto, è tipica anche dell’area bobbiese e ancora oggi si trova in alcuni ristoranti e sagre di valle.


Nel panorama dei primi “importanti” rientrano anche preparazioni come il risotto alla Primogenita, con ragù, funghi, pomodoro, zafferano e Grana, e le lasagne alla bobbiese di magro, servite spesso alla vigilia di Natale con condimento ai funghi.


Sono piatti che raccontano una cucina di festa, pensata per condividere il tempo a tavola con la famiglia.



Secondi di carne: stracotti, carne di cavallo e asinina


La cucina piacentina è nota anche per secondi di carne dal carattere deciso, cotti a lungo e spesso accompagnati dalla polenta.


Lo stracotto alla piacentina, preparato con carne di manzo o asinina, vino, pomodoro e aromi, è uno dei piatti più tradizionali e viene utilizzato anche come base per il ripieno degli anolini.


Una peculiarità della provincia è la presenza della carne di cavallo e asinina in diverse ricette tradizionali.

La pìcula d’caval è uno spezzatino di carne di cavallo tritata o tagliata fine, cotta lentamente con verdure, pomodoro e pistà ad grass e servita quasi sempre con la polenta.


Lo stracotto di asinina alla piacentina utilizza invece carne d’asino cotta a lungo nel vino con verdure e aromi, per ottenere un piatto molto saporito.


Anche in questo caso emerge la logica profonda della cucina contadina: valorizzare tutti i tagli a disposizione e trasformare carni povere o meno pregiate in piatti ricchi, grazie alle cotture lente e ai condimenti robusti.



Sapori della Val Trebbia: lumache, verdure ripiene e piatti della vigilia


In Val Trebbia alcune preparazioni raccontano un’identità ancora più specifica.

Le lumache alla bobbiese sono un piatto tradizionale della vigilia di Natale: lumache lessate e poi cotte al forno con vino bianco, verdure, salsa di pomodoro e aromi, servite come piatto di magro ma sostanzioso.


Tra i secondi compaiono anche le verdure ripiene (zucchine, cavoli, verze), che richiamano l’influenza ligure nella cucina dell’Appennino piacentino, e la tasca di vitello ripiena (tasto), reinterpretazione locale della cima alla genovese, molto diffusa nelle case della Val Trebbia.


Sono piatti che esprimono bene l’incrocio tra cultura piacentina e cucina ligure, tipico delle zone di confine.



Dolci tipici piacentini e della Val Trebbia


I dolci tipici piacentini nascono da ingredienti semplici – farina, uova, zucchero, latte, frutta secca – e raccontano bene il lato più casalingo della cucina del territorio.

 

Il buslàn (o buslan), grande ciambella soffice, e i buslanein, piccole ciambelline dalla forma ad anello, sono i dolci da credenza per eccellenza: accompagnano la colazione, la merenda e la fine del pasto, spesso inzuppati nel vino o nel caffè.

 

Il latte in piedi (latt in pe’) è un altro grande classico: un dolce al cucchiaio a base di latte, uova e zucchero, considerato una delle versioni più antiche di ciò che oggi ricorda un crème caramel o una panna cotta.

Tradizionalmente veniva preparato in primavera, nei periodi di abbondanza di uova, ed era spesso offerto dal proprietario ai contadini come segno di riconoscenza.

 

Tra i dolci più caratteristici spicca la sbrisolona piacentina, torta friabile a base di farina bianca e gialla, burro, strutto, zucchero e mandorle, legata in particolare alla zona dei Colli e della Bassa piacentina.

È un dolce rustico, che si rompe in pezzi irregolari, servito spesso con un bicchiere di Malvasia dolce o altri vini da dessert del territorio, e presente in molte pasticcerie e ristoranti della provincia.

 

Accanto a questi, la tradizione cita anche torte di mele, torte di castagne, crostate di prugne, torte di mandorle e dolci legati al calendario religioso, come i turtlitt (fagottini dolci ripieni) preparati tra gennaio e Carnevale, spesso con ripieni a base di castagne, cioccolato o mostarda.

 

In Val Trebbia si trovano anche il croccante di mandorle o nocciole e le frittelle legate al periodo natalizio, alle feste di San Giuseppe e del Carnevale, che completano in chiave dolce un pranzo a base di piatti tipici della valle.



Vini dei Colli Piacentini: cosa bere con i piatti tipici


Per completare l’esperienza non può mancare un cenno ai vini dei Colli Piacentini, da abbinare a ciò che si è scelto di mangiare a Piacenza e in Val Trebbia.


Tra i rossi spicca il Gutturnio, perfetto con salumi, piatti di carne e pìcula d’caval, mentre tra i bianchi l’Ortrugo e il Trebbianino Val Trebbia si abbinano bene ad antipasti, piatti di pesce d’acqua dolce e preparazioni più delicate.

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